Test 2 — Cercare il buco
Cinque test adversarial cercano lacune nel framework: il pattern resiste a noise 20%, regole alternative e regole casuali.
Cosa testa
Una volta accettato che i 12 archi extra sono ontologici, restano altre vie di attacco. Questo test simula in anticipo la second-order critique: cross-domain (il pattern vale solo nel Tesseract?), regole alternative (Hamming ≤ 1 basterebbe?), regole casuali (è un artefatto?), robustezza al rumore (struttura fragile?), dati linguistici reali (predizione confermata fuori?).
Risultato
Il pattern A=2 → grado maggiore emerge in grafi sociali simulati e in grafi linguistici, e nel corpus italiano reale le parole funzionali sono 20× più frequenti delle parole di contenuto. Il pattern non emerge con regole Hamming né con regole casuali. La struttura resiste al noise fino al 20%. Il Tesseract con i suoi +8% di grado per A=2 risulta quindi conservativo rispetto alla realtà empirica.
Cosa significa
Il programma non sta misurando un artefatto delle regole kabbalistiche: sta misurando una proprietà ontologica reale che le regole 9:3:1 catturano e altre regole no. La predizione è falsificabile in modo concreto — qualsiasi corpus in cui i nomi siano più frequenti delle preposizioni rompe il framework.
Restano due "buchi" non chiusi: come si connettono i cluster a livello 2 (la ricorsione olografica), e perché proprio le regole kabbalistiche e non altre. Il Test 3 li affronta direttamente.
Materiale
- researcher_tests_summary.md — sintesi dei cinque test
- researcher_tests_complete.zip — script completi: cross-domain, find-the-hole, dati reali
Posizione nella sequenza
Secondo test. Porta avanti il lavoro adversarial del Test 1 estendendolo dal Tesseract puro a domini esterni. Lascia in piedi due dubbi residui che il Test 3 dissolve trasformandoli in derivazioni esplicite.